Ho mandato questo post a Michele Serra via mail con oggetto: scusissima :D. Mi ha risposto così:
Amare significa non dover mai dire “mi dispiace”… è una cazzata, lo so, infatti l’ho presa da “Love Story”, che fu un orrido best seller di trent’anni fa.
Comunque non ti devi scusare, ci mancherebbe. Ti ho letta come l’anziano, sulla sua panchina, guarda i giovani cercando di capirli.
Scialla
Oggi Michele Serra torna sull’argomento Twitter, dopo l’Amaca di ieri (qui un post, che condivido tra l’altro, su cosa ha detto veramente in quell’Amaca).
Ecco alcuni punti che mi lasciano perplessa del suo ragionamento di oggi:
1) ‘La critica al sensazionalismo urlato dei giornali’.
Non è la critica allo strumento ma appunto all’uso e nello specifico all’uso del linguaggio da parte di alcuni giornalisti.
Twitter a differenza dei giornali non è propriamente ‘un giornale’, non ci lavora una redazione. Ma è strumento aperto e usato dalle persone in mille modi diversi. Il paragone tra le due critiche, che equipara in qualche modo i due strumenti, non regge.
2) ‘Moltissimi commenti, quasi tutti ostili’.
Veramente io ho letto commenti di chi era d’accordo, di chi non era d’accordo e di chi aveva posizioni più sfumate. Sulla mia bacheca di facebook c’è stata una discussione in cui si sono confrontate tutte e tre queste posizioni, per esempio.
3) ‘…Come se in discussione non fosse un medium, ma una comunità di persone… Circostanza che solleva dubbi su uno dei principali argomenti dei difensori di twitter: è solo un medium non conta in sè, conta l’uso che se ne fa. Anche la carta stampata è solo un medium. Infatti parlarne male è uso corrente’.
Io questo non l’ho visto perché a differenza di Serra non ho visto affatto una reazione veemente e compatta. Ho visto persone semplificare certo, ma anche chi ha colto l’occasione per confrontarsi sull’uso del mezzo (che non riguarda solo Twitter) e sull’uso della parola. Ho letto diversi post di approfondimento. La comunità online non è diversa da quella offline. Non c’è una identità collettiva, c’è l’umanità con tutte le sue differenze e contraddizioni.
4) ’I dubbi sull’argomento dei difensori…’ ‘…è solo un medium come la carta’.
Non ridurrei il dibattito ad una sorta di diatriba tra difensori e detrattori di Twitter. E infatti nel criticare un certo uso del linguaggio o un certo giornalismo non arriverei a dire ‘la carta è scioccante’ ma direi ‘un certo uso è scioccante’ e potrei farlo anche in 140 caratteri. Il mezzo costringe a sintetizzare non a semplificare. Dipende da me.
5) ‘Uso frettoloso e impulsivo della parola, la prevalenza dell’emotività sul ragionamento. La formula di quel medium scoraggia pensiero più strutturato e più adulto’.
Tralascio la parte sul ruolo che Twitter ha avuto nei movimenti di democrazia nei paesi arabi e in Iran. Perché è complesso e dovrei dire che quel ruolo è stato fortemente frainteso. Ma Evgeny Morozov autore del libro ‘L’ingenuità della rete’ lo spiega bene (v. per esempio ‘Iran: Downside to the ‘Twitter Revolution’).
I giornali di carta questo ‘limite’ strutturale non ce l’avrebbero (spazio e velocità per esempio) eppure quante volte ci capita di leggere titoli/articoli frettolosi, poco curati dove prevale l’emotività rispetto al ragionamento? O dove pensiero strutturato e adulto fanno fatica ad emergere?
6) ‘La parola non deve rispondere all’ossessione di comunicare. Dovrebbe servire ad aggiungere.. Alla comunicazione bastano gli slogan. Alla cultura il ragionamento’.
Giusto. Ma che c’entra? La rete è un ecosistema e ogni ‘mezzo’ ha la sua funzione, che non è univoca ma cambia a seconda dell’uso che ne fa l’utente, che può usarlo, tra l’altro, di volta in volta in modo diverso. Ieri su Twitter ho detto che non ero d’accordo con l’Amaca di Serra, ho scambiato alcuni tweet con Fabio Chiusi: non inseguivamo slogan, stavamo conversando. Poi ho letto post sul suo blog, su quello di Tigella e di Gio. Boccia Artieri sul tema.
7) ‘Ci sono cose che su Twitter non possono essere dette’.
E quindi? Chi dice che Twitter esaurisce tutto il nostro ‘spazio’/’mondo’ comunicativo?
8) ‘Accetto le critiche. In cambio mi piacerebbe molto che questa breve lite mediatica servisse anche a chi twitta…’
Io non la definirei lite ma dibattito.
9) ‘…rispetto della parola, anche sui nuovi media, è altrettanto importante dell’urgenza-obbligo-ossessione di comunicare’.
Certo, ma questo vale per tutti noi, in qualsiasi contesto, dentro e fuori la rete. Vale per tutti noi come comunità, per il bene e per la bellezza del nostro stare insieme. Vale per i giornalisti, per i blogger, per i netizen, vale per i politici. Sempre.
Consiglio di lettura: Finalmente il post definitivo su twitter (collezionali tutti)