Anche sul cellulare il tuo numero è sotto la voce Bigols.
Quando eravamo piccoline ci facevamo ciotte ciotte di big bubble (noi le chiamavamo bigbabbols). Ne mettevamo in bocca anche tre o quattro alla volta. E tu per me eri ciaciosa come quelle gomme rosa morbide e dolcissime. Eri la mia Bigols.
La prossima settimana vengo a trovarti. Ti porterò delle margherite. Avrei voluto portare i ciclamini. Marco ieri mi ha raccontato che ogni fiore che vedevi per gioco dicevi sempre: ‘Uuuuuh i giclamini’.
T’ho sognata. Ero in macchina tornavo da un lungo viaggio sul Parco Monte Dolce dove siamo cresciute. C’era un sacco di gente che mi aspettava, ma non conoscevo nessuno. Poi ti ho visto, appena sono scesa dall’auto ho fatto una corsa verso di te. E correvi anche tu verso di me, gridavamo: ‘Ari’ ‘Bigols’. Ti sono saltata addosso e ci tenevamo forte. E quei baci, quelle carezze, e quelle risate.
Ho ancora tutta una vita davanti e non mi rimane che incontrarti nei sogni…
Aveva solo 36 anni. Non la vedevo da mesi, tanti troppi, la mia sorellina perché il lavoro, la distanza… E ora non la rivedrò più. L’ultimo ricordo vivido che mi rimane è la sua voce al telefono.
Vorrei ringraziarvi uno ad uno voi amici (in gran parte ‘mai conosciuti’) che mi avete inondato di sms, mail, tweet e messaggi su facebook. Un calore inaspettato commovente vero. Un abbraccio caldo forte, tutt’altro che virtuale, mentre piango le mie infinite lacrime.
E quel ragazzo, che non parlava italiano e che non conoscevo, che sul treno, mentre piangevo disperata, ha preso la mia mano fra le sue mani e ha stretto forte forte, in silenzio tutti e due fino alla fine del viaggio.
Ogni anno dico sempre la stessa cosa, ormai mi prendono in giro tutti. La fatica (mostruosa) per organizzare gli eventi nei minimi dettagli, la mia mania di perfezione, le difficoltà (tante) di un sistema che, pur non volendo, invece di aiutare ti ostacola… Ecco ogni anno tutto ciò mi porta a dire: basta eh, il festival non lo faccio più.
E poi arrivano messaggi come questi:
…Volevo complimentarmi con te, per quello che hai fatto e che continui a fare, non ho mai trovato il modo e forse di più il coraggio per dirtelo
Grazie al festival anche una come me “non addetta ai lavori” ha la possibilità di far parte anche per un giorno di qualcosa di veramente bello ed interessante, è un grande evento che ogni volta attendo con impazienza e che dà alla nostra città (che ultimamente è conosciuta solo peri orribili notizie) una nuova luce.
E allora ci vediamo a Perugia anche nel 2013 mi sa :D
aggiornamento LOL:
… e pure nel 2014! Arianna, non ci conosciamo. Mi chiamo Mario e sarò un volontario quest’anno: sono alla fotografia. E credimi che non aspetto altro da un anno e mezzo! Ho letto il tuo post! Avanti così!
Scusate, ma sono l’unico a pensare che il finanziamento pubblico ai partiti sia cosa buona e giusta?
In effetti l’alternativa è quella a stelle e strisce.
O l’azionariato popolare.
Cmq il finanziamento sì ma va fatto in un certo modo e con certe regole.
Ma quali? Non c’è regola che resista alla volontà di aggirarla. Il male è dentro le persone.
Tutte le leggi possono essere aggirate che significa?
Violate, spernacchiate. Io non darei neanche una lira a un cattivo amministratore che si è dimostrato cattivo amministratore per almeno vent’anni. Punto. Volete dei soldi? Cercateli, come tutti i cristiani.
Il discorso è piuttosto semplice. Art. 3 comma 2 costituzione. secondo me non se ne esce facilmente. E poi è anche un problema di volume di denaro che passa tra le loro mani, qualunque sia la provenienza. Compito della Repubblica è rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.
Quell’articolo giace lì dal ‘46.
Però se parti dal punto che qualsiasi norma può essere raggirata non se ne esce più, no?
Lo so.
Si tratta di dare la possibilità a tutti i cittadini di poter fare politica. Che vogliamo liberalizzare (economicamente intendo) la partecipazione politica? Discutiamo sui principi e non sulla cattiva fede o cose così…
Il “finanziamento pubblico” è stato democraticamente archiviato con un referendum. Resta il rimborso. Io i miei rimborsi spese li ottengo dopo aver tirato fuori soldi di tasca mia e a fronte di specifiche pezze d’appoggio.
E tu lo fai altrettanto democraticamente riapprovare casomai. prepari una bella legge e la sottoponi a referendum. dici eh ma da noi sono solo abrogativi. Cazzo cambiamo i referendum e sono passati altri 150 anni.
Manco una lira.
Il punto è che se sommi i rimborsi sproporzionati e incontrollabili alla corruzione e ai “costi della politica” mi viene voglia di darti ragione manco una lira.
A me piace molto la proposta Ainis: zero finanziamenti pubblici, 5x1000, tetto massimo di 5000 euro ai finanziamenti anonimi, i finanziamenti superiori devono essere resi pubblici e pubblicati online. Francamente il meccanismo del rimborso è quello che ha creato la bolla. Il tema di oggi è fianziamento pubblico con nuove regole. Io francamente lo discuterei.
Ad esempio, io ieri ho scoperto che Riva, quello dell’Ilva, ha dato 100k a Bersani. Possibile mai che lo debba scoprire dal Giornale (via Dagospia?).
Alla luce di quanto argomentato finora, direi che ci sono dei pro e dei contro in tutte le proposte sul tappeto.
La proposta Ainis è inesistente e un po’ populistica (il 4x1000 è stato in vigore diversi anni e non ha funzionato, ovviamente). Vanno ridefiniti i contorni di un finanziamento pubblico congruo e trasparente.
Hai voglia però a dire che bisogna discutere principi e non la cattiva fede: in questo momento non ce la fai. questi hanno autorevolezza pari a zero ormai, qualsiasi cosa dicano son presi a presci in faccia ed è giusto così anche perchè poi vedi che proposte che tirano fuori.
Su La7, politico IdV: “mi risulta che ci siano 22 milioni nelle casse dell’IdV, l’anno scorso ne abbiamo spesi 4”. Il punto è che questa non è gente di cui ci si può fidare. Quindi puoi riscrivere le regole, ma se l’obiettivo è aggirarle, un modo si trova sempre - al massimo glielo si può rendere più difficile.
L’idea è che non tutti i sistemi siano allo stesso modo facili da aggirare.
Ridimensionare nettamente i costi, leggi severe sulla trasparenza, controllori esterni e chi sgarra sono cazzi veri, per me. Altrimenti andiamo a finire al ragionamento riguardo la Tav: non la si fa perché le mafia controllano le imprese in Italia.
Dico Corte dei conti ma il pdl non vuole ovviamente “lasciare il controllo in mano alla magistratura”…
Mi ha stufato la retorica bersaniana del «senza finanziamento ai partiti la democrazia non esiste.» E’ semplicemente falso, a maggior ragione in un Paese che ha usato questa scusa per decenni per ammazzare la democrazia.
Però la prima antipolitica da tempo è la politica, oggettivamente. Poi Grillo mai comunque.
Dico che in tempi di antipolitica bisogna mantenere i nervi saldi e non farsi sopraffare dal vento populista del “tutti al rogo”. Poi io non conto un cazzo eh (e di solito perdo le elezioni).
Allora nessun problema sul finanziamento pubblico, altrimenti ci sarà quello privato e sappiamo a chi va, però devono dichiarare tutto. Hai 5 euro? Li dichiari se no non li puoi utilizzare, devi dichiarare tutte le spese e da dove hai preso ogni singolo euro, e i cittadini che finanziano se li scaricano dalle tasse.
Però non prendiamoci in giro con le parole: ma vogliamo comitati elettorali o partiti che funzionano anche al di fuori dei periodi delle elezioni?
Tanto si vota ogni anno ;)
Hmmm, ma i rimborsi arrivano solo per le politiche e forse le regionali…
Eh ma sono gli “altri” finanziamenti che arrivano sempre. Quindi riforma nel senso che un partito deve dimostrare da dove piglia i soldi, tutti. e ogni anno bilanci in parlamento, discussione pubblica, spese.
Sì vabbè ma stiamo parlando degli orsetti del cuore.
Quindi? Come fare?
Controllo alla corte dei conti. così è la buona volta che l’aboliscono :-)
All The News That’s Fit To Post – how the graphics department of The New York Times design’s the world’s most respected newspaper, a teaser for Gestalten’s Visual Storytelling.
Si denuncia il comportamento della rivista Maxim che ha commissionato un reportage su L’Aquila il 26 maggio 2011, reportage pubblicato e mai pagato.
Voglio verificare la notizia e chiamo Maxim (all’unico numero di tel. che ho trovato sul sito 02.58019521). Mi risponde una addetta della concessionaria pubblicitaria e mi spiega che Maxim Italia s.rl., viale Sondrio, 7 è fallita a novembre 2011. La nuova società Editoriale Mode ha acquistato la licenza direttamente dall’America e non si è fatta carico dei debiti della società precedente. E precisa: ‘Per le fatture fino a novembre 2011 bisognerà contattare l’amministratore delegato della precedente gestione’.
Michele Azzu e Marco Nurra stanno seguendo la vicenda altri particolari qui (inclusa smentita della versione della Ad Hoc Consulting e mia smentita della smentita)
Aggiornamento: ho contattato Maxim su pagina Facebook riporto qui il mio scambio con il nuovo direttore. Mi sembra interessante notare che una rivista nota può cedere affittandolo un ramo d’azienda e chi ‘affitta’ non prende in carico debiti/crediti… Così a quanto pare chi vantava crediti nei confronti della società precedente non sarà soddisfatto. Legale? Forse sì. Etico, deontologico? Decisamente no. E allora che facciamo? Chiediamo all’Ordine dei giornalisti mi sa…
p.s. E niente sulla pagina Facebook hanno cancellato la conversazione con direttore… Qui ce n’è una parte.
Alla mia richiesta di spiegazioni (in cui ho taggato anche Roberto Natale della Federazione Nazionale della Stampa), il direttore ha dato questa risposta:
Abbiamo cancellato perché il nostro Facebook è fatto per condividere idee per quanto riguarda il magazine. Le ho risposto per questione di correttezza e di etica professionale su una questione che mi sta a cuore e che condivido con lei. La invito a rivolgersi alla Federazione nazionale della stampa e ci tenga informati su tutto quello che riesce a sapere. Grazie per l’interessamento e per l’aiuto. Da questo momento tutto sarà cancellato per dare spazio ai nostri lettori, alle idee e alla creatività. Tutto il resto è noia.
grazie a Tashunka Witko che ha fatto lo screenshot di tutta la conversazione cancellata
Seconda parte
Dopo questo primo post ho scritto all’indirizzo redazione@maxim.it chiedendo un referente da contattare per chiarire la questione. Questa è la risposta:
Buongiorno Per tutte le questioni amministrative che riguardano il magazine Maxim prima di febbraio 2012 deve rivolgersi a MAXIM ITALIA SRL alla figura del dott. Marzetti. Invece per quanto riguarda i dati dell’editoriale MODE li trova segnati nel colophon del nuovo giornale.
Cordialmente Segreteria di Redazione Editoriale Mode S.r.l. Sede legale Via Giuseppe Avezzana, 6 00195 Roma Sede Operativa Viale Mecenate, 76/32-34 (scala B) 20138 Milano Tel: +39 02 83437950
Chiedo se la mail è di Maxim o di Editoriale Mode. E questa è la seconda risposta:
Questa mail è dell’editoriale mode. Se vuole può contattare il nostro direttore, Paolo Gelmi (e mi viene indicato il cellulare).
Chiamo il direttore Paolo Gelmi che mi racconta diverse cose, qui in sintesi la telefonata che in teoria avrebbe dovuto chiarire alcuni aspetti della vicenda (questa sintesi l’ho fatta rileggere a Paolo Gelmi che mi ha confermato tutto via mail):
Maxim faceva parte della holding Taylor Media Company che è fallita (qui l’articolo di Italia Oggi).
Nella pancia di questa holding ci sarebbe Maxim s.r.l. che ha gestito fino a novembre 2011 Maxim il mensile (anche se nell’articolo di Italia Oggi non trovo alcun cenno a Maxim s.r.l).
Paolo Gelmi lavorava per Maxim con un contratto come consulente, in realtà svolgendo la mansione di direttore. Per 7 mesi, senza mai prendere lo stipendio. Lui, come altri 8 collaboratori.
La società madre fallisce e subentra nella gestione di Maxim il mensile la società Editoriale Mode, che contatta Paolo Gelmi offrendogli la direzione con regolare contratto.
Editoriale Mode ha preso in affitto un rame aziendale di Maxim s.r.l., prendendo così in gestione il mensile ma non prendendo in carico crediti/debiti della Maxim s.r.l.
Il dominio Maxim.it, a detta di Paolo Gelmi, appartiene ancora a Maxim s.r.l che non vuole cederlo a Editoriale Mode se non dietro ulteriore pagamento. La redazione del mensile però continua ad usare il dominio mail redazione.it.
Maxim s.r.l. prende i soldi (quanti?) da Editoriale Mode, ma c’è in mezzo un fallimento. A chi vanno questi soldi e come vengono impiegati? Non dovrebbero andare nelle mani del curatore fallimentare per liquidare i creditori? Chi sono i soci di Editoriale Mode, c’è una qualche continuità fra le due società?
Paolo Gelmi mi assicura che attraverso i suoi avvocati ha verificato una tale eventualità prima di accettare la proposta di lavoro da Editoriale Mode.
Dunque no, secondo Gelmi, non c’è continuità. Editoriale Mode in nessun modo è legata a Maxim s.r.l.
A questo punto faccio una ricerca sulle società Taylor Media Company e Maxim srl insieme a un avvocato che mi scrive:
Ho visionato l’atto di cessione di ramo di azienda stipulato nel 12/2006 fra MAGNUM EDITORE SRL IN LIQUIDAZIONE (cedente) E MAXIM ITALIA SPA (cessionario).
Fra le varie cose con tale atto vengono ceduti i seguenti marchi e testate:
Elenco proprietà marchi:
1) proprietà marchio MAGNUM (M)
2) proprietà marchio MAXIM
3) proprietà marchio EXTREME
Elenco proprietà testate:
1) MAXIM
2) MAXIM MIX
3) EXTREME
4) MIX
5) TUTTO GADGET
6) M FASHION
7) M BEST
8) OUT
9) NIGHT PEOPLE
10) MAXIM SPECIALE
La società MAXIM ITALIA SPA, orea MAXIM ITALIA SRL, non risulta aver ceduto a terzi (neanche ad Editoriale Mode srl) a titolo di affitto di ramo di azienda o cessione di ramo di azienda i sopraindicati marchi e/o testate
In merito alle varie società ti faccio presente quanto segue:
EDITORIALE MODE SRL:
1) le quote appartengono a tale De Rossi Massimo (per euro 7.000,00) e Sargeni Marco (per euro 3.000). Amministratore è SARGENI MARCO, E NON RISULTA, ALLA DATA DEL 5/4/2012, AVER STIPULATO ALCUN CONTRATTO DI AFFITTO DI RAMO DI ZIENDA O DI CESSIONE DI RAMO DI AZIENDA CON NESSUN SOGGETTO.
MAXIM ITALIA SRL (che ha acquistato i marchi e le testate sopra indicate):
1) le quote appartengono al 100% a TAYLOR MEDIA COMPANY SRL (DICHIARATA FALLITA). PRIMA DEL 13/7/2009 LE QUOTE APPARTENEVANO A IT’S COOL SPA
2) amministratore è MARZETTI FABRIZIO. Prima del 8/11/11 amministratore era ROBERTO GIACOMINI.
TAYLOR MEDIA COMPANY SPA:
1) dichiarata fallita, le azioni appartengono a JANUS PARTECIPAZIONI SRL, prima appartenevano (fino al 23711/2010) a IT’S COOL SPA;
2) amministratore (prima del fallimento) CALVANESE CIRO, prima del 2/9/09, ROBERTO GIACOMINI
IT’S COOL SPA, ora SRL:
1) dichiarata fallita, quote appartengono al 50% a ROSCO PAOLO e 50% a COMITALIA COMPAGNIA FIDUCIARIA SPA
2) liquidatori, prima del fallimento, ROSCO PAOLO E GIACOMINI ROBERTO.
JANUS PARTECIPAZIONI SRL:
1) le quote appartengono al 50% a COMITALIA COMPAGNIA FIDUCIARIA SPA ed al 50% a COMFID COMPAGNIA FIDUCIARIA SRL A TITOLO DI INTESTAZIONE FIDUCIARIA (IN PRATICA NON SI SA CHI E’ IL PROPRIETARIO)
2) amministratore unico PATANE’ EMANUELE
Riepilogando si ha che le quote di MAXIM ITALIA SRL (proprietaria del marchio e della testata MAXIM) appartengono di fatto a JANUS PARTECIPAZIONI SRL (le cui quote sono intestate a società fiduciarie) perchè le quote di MAXIM ITALIA SRL appartengono al 100% a TAYLOR MEDIA COMPANY SPA, le cui azioni appartengono al 100% a JANUS PARTECIPAZIONI SRL (LE CUI QUOTE NON SI SA A CHI APPARTENGONO DATO CHE SONO INTESTATE A SOCIETA’ FIDUCIARIE).
Qui abbiamo provato grazie a Paolo Sinigaglia e visualizzare le varie società e gli incastri
Maxim srl tra l’altro è presente anche nel numero di aprile nel colophon del mensile.
Dalle segnalazioni arrivate su facebook pare che i casi di freelance mai pagati siano diversi. Se rientrate in questo caso potete contattarmi ciccone.arianna@gmail.com possiamo almeno provare a recuperare i crediti che vantate nei confronti di Maxim srl.